Università di Bruxelles, 4 maggio 2010
È un triste momento per la nostra storia.
Il 4 maggio di 150 anni fa i Mille trepidavano nell’attesa della partenza.
Cedo la parola a uno di loro, Giuseppe Bandi:
Ben potea dirsi che da Quarto a Genova fosse una processione non interrotta di uomini e donne. Era una folla avida di vederci, di salutarci, e di augurare in nome d’Italia la vittoria al magnanimo nostro condottiero; erano babbi, mamme, fratelli, sorelle, figliuoli, che venivano a dire addio ai loro cari... Da ogni parte, baci, singhiozzi, saluti, mazzi di fiori, strette di mano, e uno sventolar di fazzoletti, e un agitar di cappelli. Quando mi ricordo quella sera e quell’ora, sento gonfiarmisi il cuore, e piango sulla perduta gioventù, e piango sulla tomba dell’uomo che i sogni più belli della gioventù mia se li ha portati con sé!
Con un gesto audace, solo in parte, e ambiguamente, sostenuto dal Regno di Sardegna, un piccolo esercito di volontari si prendeva l’incarico di dare forma e vita all’ideale in nome del quale erano state immolate esistenze, distrutte famiglie; un ideale che per molti aveva significato il carcere e l’esilio. Al sud, al centro, al nord.
Siamo consapevoli che non tutto di quella stagione, e ancor più di quelle che seguirono, è degno di essere celebrato. È un discorso che abbiamo sentito ripetere, soprattutto negli ultimi anni, migliaia di volte: al punto che si è sostituita a una retorica del Risorgimento, che ha fatto il suo tempo, una retorica dell’Antirisorgimento di gran lunga peggiore.
Agli ideali di libertà e di unione che traspirano nelle pagine di molti degli scrittori di cui sentiremo parlare nelle giornate di questo convegno si è sostituita una rozza vulgata negazionista, che vorrebbe cancellare o almeno ridimensionare una delle poche pagine degne della storia italiana recente.
Perché il nostro Risorgimento fu anzitutto una stagione di ideali e speranze. E se da quell’Italia “bella e perduta” – come nel titolo del bel libro di Villari – sapessimo trarre di nuovo linfa, il nostro presente sarebbe meno squallido e asfittico.
Auguro a tutti buon lavoro, e son felice che siate qui. Saluto e ringrazio Sira Miori, direttore dell’Istituto italiano di Bruxelles, che coopera con le due università di Bruxelles allo svolgimento dei nostri lavori. Ringrazio sin d’ora, da parte mia, i convegnisti intervenuti – domani farà lo stesso il collega Dirk Vanden Berghe: con lui è stato messo in piedi ogni mattone di questa manifestazione –, ringrazio Daniele Comberiati, ricercatore di questa Università, per il fondamentale aiuto nell’organizzazione.
E ringrazio il Comitato presieduto da Carlo Azeglio Ciampi per avere incluso il nostro convegno fra le celebrazioni ufficiali dei 150 anni dell’Unità.
Che quelle tre bandierine che accompagnano il programma e i poster siano di buon auspicio per i nostri lavori e per un futuro migliore.
Claudio Gigante
